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Zanzibar

ll nome dell'isola di Zanzibar deriva dal persiano "Zangh", che significa "nero" e "bar", che vuol dire "terra", e cioè proviene dalla frase "terra dei neri", anche se l'esploratore inglese Burton asseriva che esso deriva dalla frase araba "zayn za'l barr", che significa letteralmente "bella è quest'isola".

Situata a soli 36 chilometri dalle coste della Tanzania, nazione a cui appartiene, l'isola è lunga 86 chilometri e larga 36 nel punto in cui si allarga maggiormente. Il comunemente detto "Arcipelago di Zanzibar" è costituito dalle isole di Unguja (Zanzibar appunto), Pemba, Latham e molte isole minori situate a poca distanza dalle suddette.

L'arcipelago, e soprattutto l'isola di Unguja, fu abitato fin dalla preistoria da popolazioni bantu provenienti dalla costa dell'Africa orientale. Intorno alla fine del I millennio tutta l'Africa orientale fu teatro di una rapida espansione commerciale araba e persiana. Le coste dell'odierna Tanzania e dell'odierno Kenya, e la stessa Zanzibar, divennero i punti estremi di una vasta rete commerciale le cui rotte giungevano, attraverso il Medio Oriente, fino all'India e alla Cina.

Alla fine del XV secolo, l'avvento dei Portoghesi razziò ripetutamente le città costiere dell'Africa orientale, e infine essi  imposero il proprio dominio militare, con l'intento di subentrare ad arabi e persiani nel controllo degli scambi commerciali fra l'Africa e l'Asia. Tuttavia, l'effetto dell'azione portoghese fu quello di far collassare il sistema commerciale che gli arabi avevano costruito. Alla fine del XVII secolo, il sultanato di Oman iniziò a espandersi in Africa orientale, scacciando gradualmente i portoghesi; Zanzibar divenne parte del sultanato nel 1698. Sotto il dominio omanita Zanzibar tornò ad acquistare un importante ruolo commerciale, in particolare relativamente al traffico di avorio, spezie e soprattutto di schiavi. L'importanza dell'isola divenne tale che nel 1840 la capitale del sultanato fu spostata da Muscat all'odierna Stone Town. Nel 1861, in seguito a una lotta di successione interna alla dinastia regnante, Zanzibar e Oman si divisero, evento che portò alla nascita del sultanato di Zanzibar.

Mentre il sultanato prosperava, le potenze coloniali europee iniziarono a intensificare la propria presenza nell'area. I possedimenti del sultano di Zanzibar sulla costa orientale passarono gradualmente nelle mani degli europei (soprattutto inglesi e tedeschi) e la stessa Zanzibar fu oggetto di contesa. Il trattato di Heligoland-Zanzibar, sancito nel 1890 fra Regno Unito e Germania, assegnò agli inglesi il controllo di Zanzibar, che divenne un protettorato britannico. Il sultano di Zanzibar rimase formalmente a capo del protettorato, ma era di fatto sottoposto ai visir (consiglieri) britannici (in seguito chiamati "residenti". Fra l'altro, gli inglesi imposero al sultano l'abolizione formale della schiavitù. Un tentativo della dinastia omanita di imporre un sultano non gradito agli inglesi sfociò nella guerra anglo-zanzibariana del 1896, una guerra lampo nota come la più breve guerra della storia: si concluse con la resa del pretendente al trono dopo 45 minuti di bombardamento navale della capitale di Zanzibar da parte della marina inglese.

Zanzibar rimase sotto il controllo britannico fino al 1963, anno in cui, sotto la spinta del generale processo di decolonizzazione dell'Africa, il Regno Unito concesse l'indipendenza al sultanato, che divenne per breve tempo una monarchia costituzionale. Il 12 gennaio dell'anno successivo, la rivoluzione di Zanzibar pose fine al sultanato e istituì una repubblica di stampo socialista, governata dal Partito Afro-Shirazi (Afro-Shirazi Party, ASP). Nello stesso anno, il 26 aprile, l'ASP e il partito di governo del Tanganica (la parte continentale dell'odierna Tanzania), l'Unione Nazionale Africana del Tanganica decisero di unire Zanzibar e Tanganica in una nazione unica, che il 29 ottobre prese l'odierno nome di Repubblica Unita della Tanzania.

L'isola di Unguja, meglio conosciuta come "isola di Zanzibar", presenta due aree climatiche e morfologiche molto differenti. La zona centro-occidentale è ricca di vegetazione tropicale e di piantagioni di chiodi di garofano, di palme da cocco, di canne da zucchero ed è la più piovosa, mentre la zona orientale è molto più secca, pianeggiante, dominata da un sottosuolo corallino che non consente la crescita di piante ad alto fusto, se si escludono i maestosi baobab e gli alti palmizi che orlano le spiagge.

Zanzibar, conosciuta come l'isola delle spezie, è uno dei gioielli più preziosi dell'Oceano Indiano, sebbene sia stata menzionata in gran parte dei libri di testo della storia araba, in realtà è una meta tutta da scoprire, con decine di chilometri di spiagge incontaminate, dove ci si trova in completa solitudine.

Zanzibar è un vero paradiso sotto molti aspetti e rappresenta la classica immagine da cartolina, con spiagge bianche a perdita d'occhio che delimitano acque dai colori indescrivibili. Dove non vi sono spiagge, abbondano le mangrovie che costituiscono un meraviglioso ecosistema. Tali zone sono facilmente individuabili con una mappa.

I monsoni soffiano da novembre a febbraio da nordest, e da aprile a settembre da sudovest, condizionando il clima di Zanzibar e portando piogge all'inizio di ogni stagione. Il periodo delle piogge più forti non è il migliore per visitare Zanzibar e va dalla fine di aprile fino all'inizio di giugno. Ci sono le piccole piogge di novembre, che si manifestano in forma di brevi acquazzoni. La stagione più calda comprende i mesi di gennaio e febbraio, anche se solitamente la brezza marina rende Zanzibar una località dal caldo facilmente sopportabile. Di giorno la temperatura oscilla tra i 26 e i 28 gradi C.

GASTRONOMIA

A Zanzibar è possibile degustare specialità arabe, indiane, cinesi e swahili. Il piatto tradizionale dell'isola è il cosiddetto "Ugali Wa Muhogo", una polenta realizzata con farina di cassava, cotta insieme al riso. E' quasi sempre accompagnata da carne o da pesce, entrambi cotti in una salsa a base di curry oppure di latte di cocco. Un'altra specialità da non dimenticare di assaggiare è la "Pitta", un pane arabo farcito da carne e salse piccanti, puré di melanzane, latte di cocco e caffè aromatizzato. Un altro piatto locale è il "Wali wa nazi", del riso bollito nel latte di cocco. Vi è anche il frutto dell'albero del pane chiamato "Mashelisheli Ia nazi", cotto anch'esso nel latte di cocco oppure fritto. Gli spiedini di carne chiamati "Mishaki Ua Niama" vengono cotti al momento negli stretti vicoli del centro su vacillanti barbecue. Troviamo poi le banane verdi, cotte nel latte e polpa di cocco, chiamate "Ndizi Mbichi", dal sapore veramente particolare. Tra i dolci sono da provare i "Tambi", realizzati a base di zucchero; le "Ndizi Mbivu", banane dolci cotte con polpa di cocco e zucchero; i "Visheti", preparati con farina, zucchero ed olio di cocco; i "Vipopoo", delle simpatiche palline di farina e zucchero. Tra la frutta  citiamo 24 differenti tipi di manghi, 26 differenti tipi di banane (da provare quelle con la buccia rossa, acquistabili al mercato), passion fruits, bunghi (un dolcissimo frutto locale), mangostini, uva, mandarini molto saporiti. Vi sono poi i lychees, un frutto buonissimo, trasparente, i durian, le ciliege tropicali, i lime, i limoni, gli avogadi, le prugne indiane, i melograni, le mandorle indiane, gli star fruits, chiamati "carambol", le star apple, gli aspri frutti del tamarindo, le mele malesi, i frutti dell'albero del pane, mangiabili cotti. Un discorso a parte meritano i cocchi, abbondantissimi, dal basso costo, nutrienti e dissetanti.

SHOPPING

Lo shopping a Zanzibar si fa, quasi sempre, nelle antiche vie delle città, dove si possono acquistare nelle bancarelle che si snodano dovunque i bellissimi oggetti di artigianato come quelli in legno intagliato, le borse in paglia intarsiate o i sandali di pelle ornati di conchiglie.

I souvenir più frequenti da regalare o semplicemente da tenere come ricordo sono le scatoline, dai mille profumi, contenenti le famigerate  spezie prodotte in tutto l'arcipelago: i saponi di ylang-ylang, l' olio di chiodi di garofano,  la crema alla cannella, l' hennè.

Tra i tessuti ci sono i tradizionali  Khanga, coloratissimi drappi tipici di Zanzibar, si trovano dappertutto e vengono venduti sempre a coppie.

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